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. . . “ L’ISOLA DEGLI SGUARDI “ . . .
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( parole dal mare )
“ il vento fertile che portavi
più non spira ormai
e nelle nebbie condensa ,
dolceamaro ,
il ricordo tuo
di quando le labbra
mi chiudevi con un bacio
a soffocare inutili parole .”
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Il mio nome è Vir .
Sono un naufrago .
Tanto tempo fa ,combattevo ; ero un guerriero .
Il mio esercito ha percorso pianure sconfinate , scavalcato monti ed attraversato sponde , predando tesori .
Eravamo i padroni di tutto ciò che riuscivamo ad abbracciare con lo sguardo .
Fino a quando il mare , non si riprese tutto …lasciandomi solo me stesso .
Una tempesta da Levante rovesciò le nostre navi ; ci sorprese di notte e non avemmo scampo .
Le grida dei fratelli che chiamano i fratelli , mi risuonano ancora intatte nella mente al ricordo dell’acqua nera che li inghiotte .
Un remo spezzato è stata la mia piccola barca per due giorni.
Il freddo , la fame e la sete , i nuovi nemici .
Fino a quando non giunse la terra .
Profumata e ferma .
Mi aggrappai ad essa come l’ombra fa con chi la genera , trascinandomi alla ricerca di qualcuno o qualcosa .
Caparbio arrancai tra dune sabbiose e una vegetazione di bassi cespugli spinosi .
Muoversi per non morire : l’ultimo ordine cui obbedire .
E quando il giorno finì , anche la luce mia si spense … chiusi gli occhi e caddi .
……….
Le amorevoli cure di un piccolo popolo di pescatori , salvarono quel che rimaneva di me .
Mi accolsero tra di loro .
Gente pacifica che amava rimanere sotto i pergolati ombrosi ad ascoltare il canto giocoso dei loro bimbi .
Vivono su un’isola .
Unica macchia di terra ed alberi in un deserto blu ,la sua forma ricorda una mezzaluna e si dispiega nell’acqua come fa un gioiello intorno al collo di una bella donna , mentre l’abbraccio geloso del mare infinito la cinge appassionatamente .
Sono persone semplici , circondate da oggetti essenziali costruiti senza niente di più di quel che serve ;
semplici gli abiti , le case , le loro barche .
Vestono con pezze di tessuto fatte di fibre vegetali grossolanamente intrecciate , che indossano legandole in vita .
Camminano scalzi ; dicono che sentire sotto i piedi nudi la presenza della terra , rinnova il legame che li unisce ad essa .
Agli uomini piace credere che appartenere all’isola , scoraggi le onde dal rapirli quando inseguono i pesci al largo .
Le loro imbarcazioni sono manovriere e marine , oltre che veloci .
Scavalcano l’onda della risacca vicino la spiaggia con agilità , come fa la gazzella che salta il cespuglio quando il leone la bracca .
Le prue di questi piccoli legni fendono con grazia l’acqua , smuovendola appena e sembra quasi che volino tant’è leggera la loro carezza al mare ;
ognuna porta con sé una rete da lancio ed un arpione , per i momenti in cui miriadi di pesci dalle code argentate , con infiniti spruzzi , percuoteranno l’acqua .
Verso il centro di quel teatro naturale che è l’isola , su un declivio che parte dalla bianca spiaggia e sale verso le verdi colline , le loro piccole case s’arrampicano l’una sull’altra .
Una cittadella di pietra e legno , dove i muri si abbracciano tra loro e mille scalini tortuosi si attorcigliano protendendosi verso usci rialzati .
Le viuzze che l’attraversano si allargano e restringono , regalando aria e sole a chi desidera chiacchierare
e quiete ed ombra a chi ama ascoltare il rumore dei fiori che crescono sui davanzali .
Ogni casa ha una finestra rivolta verso il mare e le donne , quando è giorno di pesca , vi s’accostano inquiete ; con un’ombra di timore negli occhi pensano ai loro uomini , posati sulle onde turchesi e ne invocano il ritorno sicuro .
Parlavamo lingue diverse , ma non è difficile intendersi con un popolo di pescatori ;
essi sono abituati a scambiarsi pensieri a distanza sul mare .
Tra una barca lontana e l’altra i loro gesti mimano una lingua universale .
E così costruendo insieme un ponte di segni e suoni , cominciammo a capirci , esultando a vicenda ogniqualvolta una nuova parola poteva essere usata da entrambi .
Confesso di aver pensato che a mani nude avrei potuto affrontarli tutti e diventare il loro Re ;
con una spada in pugno , il loro Dio .
……….
Non hanno leggi scritte , ma la fratellanza gli basta .
Collaborano come se l’isola fosse una grande nave e tutti loro l’equipaggio .
Conobbi una strana donna in mezzo a quel piccolo universo , era unica , si chiamava Zan .
Il suo sguardo fermo, era capace di entrarti dentro e sussurrarti di tornare bambino .
Davanti ai suoi occhi verdi come l’isola e azzurri come il mare , anche il più sontuoso dei principi appariva nudo , riusciva quasi a vedere quello che pensavi .
Qualora la contrariavi , te lo faceva capire abbassando il capo e perdere il colore screziato delle sue iridi era come perdere la luce nel buio .
Tutti sull’isola usano scambiarsi profondamente lo sguardo , come a voler confermare e rinnovare l’affetto reciproco e gli ideali comuni .
Lei non parlava mai !
Non l’aveva mai fatto fin dalla nascita .
Unica figlia , il mare le prese il padre ed il peso del suo ricordo , subito dopo , la madre .
Nel piccolo popolo la dignità, figlia del rispetto , non è mai ostentata e nella sorte avversa , chiedere aiuto se si ha bisogno veramente , non è come contrarre un debito .
Sorprende come l’autenticità del loro modo di venirsi incontro , appiani qualsiasi conflitto .
In mezzo ad esseri che confermavano il senso della propria vita guardandosi , Zan crebbe come la figlia di tutti e nonostante fosse bellissima , mai nessuno le offrì di condividere il letto .
……….
La prima volta che la vidi , fu qualche giorno dopo il mio arrivo .
Era quasi sera e seduto sulla spiaggia stavo aiutando due pescatori ad aggiustare una rete che , mi raccontavano , un grosso pesce negli ultimi sussulti prima di essere finito con l’arpione , aveva reciso agitando la sua temibile coda come una spada impazzita .
Il racconto della cattura , quando lei apparve , fu interrotto .
Le parole caddero tutte sulla sabbia .
Lievemente ci passò vicino e ci guardò.
I suoi occhi sorridenti , erano due fessure con piccole rughe che l’incorniciavano .
Lentamente raggiunse la riva .
Voltata di spalle , con le mani intrecciate nella chioma castana , respirava gli ultimi refoli della brezza di mare .
Io la guardavo , mentre i pescatori continuavano a ricucire strappi e quando il lavoro fu finito , si riavviarono,
ma io rimasi .
Ammiravo la perfezione del suo corpo proteso verso la sera … sembrava la padrona del tramonto .
Provai un turbamento , come quando con i sensi all’erta si percorre un sentiero nemico sconosciuto .
Non era la prima donna che desideravo e tutte quelle che avevo avuto prima mi staranno ancora maledicendo .
Conoscevo solo il piacere preso con la forza ; non quello voluto insieme .
La mente si fermò mentre la guardavo spogliarsi ed entrare in acqua e poco dopo , agendo sotto un impulso che mi spezzava il fiato , mi avvicinai .
Lei sembrò non notarmi mentre placidamente spostava quell’abbraccio liquido con leggiadria , e quando se ne divincolò , capii il senso delle parole del poeta che cantò come la nascita di Afrodite avvenne .
Con il capo rivolto in basso e i capelli bagnati come alghe brune sullo scoglio , cominciò ad avvicinarsi .
Il suo corpo , illuminato dal crepuscolo ,era ricoperto solo da piccole gocce ambrate che risaltavano sulla pelle chiara .
Io ero fermo , immobile vicino alle sue vesti ; aspettavo che si avvicinasse ancora per insidiarla , spavaldo come solo davanti ad un nemico più debole si può essere .
Quando incrociai i suoi occhi però , tutta la mia forza divenne polvere nel vento ;
fu come quando la fanteria sbanda e si ritira sotto l’urto di cavalieri pesantemente armati .
Il suo sguardo aguzzo di vetro fenicio mi rovistava dentro .
Lo sentivo incidere e scalfire ogni mia certezza .
Quell’immagine sensuale e carnale di poc’anzi si era dissolta , restavano due cerchietti azzurri che m’indagavano , dentro i quali potevo vedere tutti gli occhi delle donne a cui ho spento lo sguardo .
Occhi che muti e stupiti , rimasero a fissarmi anche quando lei , raccolta la veste , si allontanò .
Rimasi solo , con dentro un’afflizione sconosciuta che mai avrei voluto provare , tanto amaro era il sapore di quel dolore .
……….
Quella notte se la rubarono i pensieri .
Ero abituato a prendere ciò che volevo, se potevo , e mai mi era capitato di non farlo .
Che mi stava accadendo ?
Forse Zan era l’emanazione di in Dio capriccioso che si divertiva a giocare con me ?
Il suo modo di guardarmi esprimeva un’intimità profonda , amorosa e severa allo stesso tempo , antica ,
simile forse alle scintille degli occhi di una madre .
Non mi riuscì di dormire pensando a quel fuoco primordiale .
……….
Precedetti il sole e mentre camminavo per le viuzze deserte della cittadella , un vento fiero dal Nord avvisava i pescatori che potevano rimanere nei loro caldi giacigli ;
il mare grosso quel giorno non voleva compagnia .
Nel primo chiarore , arrivai in alto oltre l’ultima casa , dove mi si aprì dinanzi un giardino naturale di rovi, , arbusti che stormivano e fiori gialli .
Improvvisamente lei mi apparve .
Raccoglieva more nella luce dell’alba spiluccando i rametti spinosi come fa il passero .
Di nuovo non resistetti a quell’impulso che mi comandava , e avvicinandomi furtivo le cinsi decisamente i fianchi , pronto stavolta a dominare la su reazione .
Sapevo che non poteva urlare .
E non urlò infatti , non si divincolò , non mi graffiò , non mi morse , ma spalancò semplicemente gli occhi e mi sorrise , senza alcuna paura .
Mi sentii come il felino , quando catturata una giovane preda , questa non gli resiste perché è la prima volta che lo incontra .
Non riuscivo ad averla .
Dalle mura più alte che avessi mai assediato , lei continuava a sorridermi .
Un sorriso da cui traboccava tutta l’ingenua innocenza degli intoccabili .
Realizzai che avrei perso me stesso se avessi cercato di spegnere quel sorriso con la forza .
Mi ritrassi dai suoi fianchi arcuati , come se bruciassero e confuso corsi via .
……….
Tutta la mattinata piovve .
Verso l’ora che precede il pasto , approfittando di una mezza schiarita , qualcuno uscì per sbrigare faccende ; correvano tra una rientranza e l’altra dell’abitato inseguendo archi e balconi per non bagnarsi .
Io li vedevo da una finestrella , nascosto dentro il buio della mia piccola stanza .
Da li si scorgeva anche il mare che mi aveva relegato a quella sorte ;
non il miglior epilogo della vita di un soldato .
Posare la spada ed accorgermi di aver combattuto senza ritrovarmi niente , mi disorientava , come nella disfatta quando il nemico ti soverchia e non sai dove scampare il pericolo .
Riflettevo che se mi fossi dimostrato scaltro , coraggioso e confidente nella fortuna , forse avrei potuto addolcire il sapore del fato ;
un po’ come fa il povero quando perde qualcosa e non la rimpiange , ma è grato agli Dei di poter conservare quel che gli rimane .
Così provavo a blandire il mio scontento .
Mi restavano quindi il coraggio ed una fortuna volubile ;
poiché la scaltrezza quel mattino l’avevo perduta per sempre .
……….
Il pomeriggio riportò il sereno .
Il cielo tornò limpido e calmo per la gioia degli esseri che l’abitano mentre il fragore monotono delle onde che battevano sulla riva si attenuò .
I bimbi , costretti tutto il giorno nelle case , v’uscivano ora ridenti per giocare chiassosi intorno alle pozzanghere .
Le pareti della stanza cominciarono a schiacciarmi il cuore .
Indossai il coraggio, invocai la buona sorte ed uscii anch’io .
Camminavo senza meta , soprappensiero, facendomi mille domande .
Arrivai sulla spiaggia senza risposte .
I pescatori stavano varando le loro barche , ora che il mare si stava calmando , per provare a catturare qualcosa .
Con gesti misurati , in tre o quattro salivano sui loro legni , pronti alle manovre per scavalcare il dorso dell’onda di risacca che si ergeva possente nell’acqua bassa della riva .
Un equipaggio di due vecchi ed un ragazzo manovrava più lentamente .
Non erano in grande difficoltà ma la prua stentava a mettersi bene al vento e la vela, non portando bene , fileggiava facendo scarrocciare malamente la barca .
D’impulso entrai in acqua per aiutarli spingendo lo scafo al vento ;
quando questo cominciò a muoversi di vita propria verso la giusta direzione , uno dei due vecchi allungò il braccio per invitarmi a salire , così come fa il cavaliere nello scontro avverso quando porge la mano al disarcionato per sfuggire insieme le insidie .
Breve fu l’attimo per decidere prima che la sagoma filante si allontanasse ;
non decisi quindi , salii e basta .
Avevo combattuto sulla terra e sul mare, navigare non era il mio mestiere ma sapevo quanto basta per spostarmi sull’acqua.
La vela si gonfiò piena e la barca sbandando prese velocità puntando il largo .
Quel Dio mutevole , dagli infiniti colori e forme , ci accolse con benevolenza ;
un gruppo di pesci dal muso appuntito saltava giocoso dinanzi a noi , per la gioia del ragazzo che da poco tempo usciva a pesca ed ancora molto aveva di che stupirsi ed imparare .
Eravamo gli ultimi della fila , ma stavamo recuperando sugli altri .
Le prime barche improvvisamente virarono di bordo e dopo aver proseguito ancora un poco ammainarono la vela , fermandosi su un punto tra le onde dove volteggiavano stormi di uccelli che impavidi si tuffavano dal cielo come nugoli di frecce .
Tutti effettuammo la stessa manovra .
Il mare ribolliva sotto di noi , sembrava che tutti i pesci del creato avessero scelto quel luogo per riunirsi .
Erano così tanti che sorprendentemente molti di loro , saltando fuori dall’acqua , ricadevano fortuitamente sulle nostre barche ; usammo poco la rete da lancio e solo per quelli più grossi l’arpione .
Caricate in fretta le barche , rivolgemmo le prue verso l’isola, pieni di squame , sangue e sale , sorridendo soddisfatti alla terra che s’avvicinava .
Il più vecchio cedette il governo della rotta al ragazzo , dandogli così l’opportunità di impratichirsi in quell’arte .
Il piccolo popolo era disposto sulla riva ; attendevano frementi il nostro rientro .
Qualcuno di loro , non ancora a portata di voce , mosse le mani tese in avanti facendole tremolare ripetutamente , per chiederci , nella lingua dei gesti , se la pesca fosse stata fortunata , ed il ragazzo orgogliosamente fiero , in risposta , con le mani posate di taglio sul petto , mimò esagerando che quello era il livello a bordo in cui eravamo immersi nel pesce .
……….
Una buona pesca fa spuntare il buonumore a tutti .
I volti sorridenti di vecchi , donne e bambini ci accolsero festosi e come le api sul miele si riversarono intorno ad ogni imbarcazione con delle sporte di vegetali intrecciati che presto si colmarono .
Si accesero dei fuochi e si cominciò a pulire e preparare il pescato , una parte sarebbe stata conservata con il sale e col fumo , il resto cotto in vari modi , avrebbe allietato le mense grate di quel dono .
Nella sera imminente tra un vociare sommesso di gente serena e facce brune che riflettevano lo splendore delle braci , un manto di pace avvolse la spiaggia .
Il cielo si arrossò come se oltre l’orizzonte il mondo intero bruciasse .
Quella gente era felice , tutto ciò che li circondava lo diceva .
Parlavano tra di loro gesticolando per esprimere tutta l’intensità delle emozioni , scherzando reciprocamente dei difetti di ognuno , e le risa sulle bocche degli altri ne facevano nascere anche sulla propria .
Mi sorpresi a riflettere su come la diversità potesse unire anziché dividere .
Era la loro concezione della vita che li rendeva felici ;
essi non volevano conquistare il mondo , volevano solo appartenergli .
Piegare alle mie brame la loro esistenza , mi sembrò inutile e superfluo , eravamo tutti re e regine sull’isola .
Non mi occorrevano armi per affermarmi né per difendermi .
Appagati da quella giornata , sparpagliati , ci apprestammo a tornare verso le case ; qualcuno cantava .
……….
Ritornai nella mia stanza pensieroso.
Se fossi riuscito ad andarmene non mi aspettava nessuno oltre il mare e nulla mi aspettavo di trovarvi .
Forse potevo vivere della compagnia di quella gente e diventare anch’io un pescatore ?
D’un tratto però , compresi la parte più inconfessabile dell’ambizione mia… con lei accanto , qualsiasi luogo poteva diventare la mia casa per sempre .
L’avevo intravista sulla spiaggia poco prima , indaffarata insieme agli altri .
Non avevo insistito nel cercarla con lo sguardo , ne portavo in egual misura il segno ed il desiderio e , seppur a malincuore , avevo cercato di evitarla .
Chissà se il mio bene poteva incrociare il suo .
Avrei voluto con tutto me stesso provargli quanto tenessi a lei , con la stessa sincerità che si dimostra all’amico che lega la sua sorte alla tua in battaglia .
Mi arresi alla sensazione nuova di quel sentimento grande ed inspiegabile che forse ha un nome .
……….
La notte era un tappeto prezioso carico di gemme rare e luminose .
Il vento del Nord aveva ceduto il passo alla tiepida brezza occidentale che , gentilmente , spandeva il profumo dei fiori salmastri .
Inquieto , uscii di nuovo poiché il sonno mi sfuggiva ancora e camminai lungamente inseguendo quelle fragranze .
Arrivai di nuovo in cima all’isola .
Le chiome degli alberi frusciavano nell’aria come freschi ventagli e sospeso nel cielo , uno spicchio di luna teso come l’arco di Diana , lanciava i suoi dardi argentei a rischiarare il mare che sotto di me e in ogni direzione si distendeva infinitamente .
Una grande roccia piatta e levigata , come un ponte spezzato si protendeva nel vuoto ;
mi fermai sul suo bordo a sedermi .
Avevo il busto proteso all’indietro , verso le braccia che mi sorreggevano , ed i piedi penzoloni sull’abisso .
Cadde una stella , misterioso viaggiatore su un carro scintillante .
Mi acquietai a contemplare quegli attimi .
Fu allora che , inaspettato , il regalo più grande che potessi mai desiderare , magicamente si manifestò .
Sui mie occhi si posarono a coprirli , come in un gioco infantile , le mani di qualcuno alla mie spalle .
Sussultai .
Rimasi sorpreso solo per un attimo , perché subito capii chi fosse .
Il cuore cominciò a battere forte e veloce mentre le mani capirono che accettavo il gioco e con leggerezza cominciarono a scivolare sul mio viso .
Le dita si infilarono come pettini nei capelli e sospinsero il capo dolcemente all’indietro , fino a posarlo .
Aprii i miei occhi in quelli di Zan .
Ci guardammo a lungo quella notte e lungamente , senza parole , parlammo .
Non so raccontare quel che ci dicemmo , ho potuto solo viverlo .
Al primo chiarore dell’aurora un pianto indefinibile ci vinse …erano dolci come il miele quelle lacrime .
……….
Ho affidato questi miei ricordi al mare che qui mi posò perché sento il bisogno di condividerli .
Tanta è la forza con cui si impongono per rimanere vivi , e come schiavo felice d’ubbidirgli , solo poche parole vi posso mandare , sicuramente mal dette .
Invito chi le leggerà , ad accendere quella magia che si realizza tuffandosi nello sguardo di coloro cui teniamo .
Il tempo è passato , sono avanti negli anni ormai e lei non c’è più , da un pezzo se ne è andata .
Quel frammento di vita condiviso mi è bastato per dare un senso anche alla mia .
Sopravvivo insieme al popolo del mare , nei cui volti si può leggere quanto pesi la sua assenza .
Solo una piccola donna dagli occhi azzurri lenisce questo dolore … è il ritratto di sua madre ,
ed anche lei non parla , non lo ha mai fatto fin dalla nascita .
Per noi è come un piccolo seme che promette di diventare un rigoglioso albero ,
sotto la cui ombra sarà piacevole conversare ed ascoltare il canto dei nostri bimbi che giocano .
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Virtualego .